giovedì 15 aprile 2010

La madre di Edmondo

Spero che la memoria non m'inganni,
ma io ricordo
che De Amicis scrisse quella:
"Mia madre ha sessant'anni
e più la guardo
e più mi sembra bella"

dove lui avrebbe insomma
barattato la sua vita
per ridare alla sua mamma
la gioventù perduta.

Questa è, tra le tante,
per me la più toccante
perché serve in fondo a dimostrare
quanta poesia ci sia nell'invecchiare.

Però, chissà se la madre di Edmondo
- mi chiedo - fosse oggi al mondo,
con l'illusione di vedere
la giovinezza ritornare,
avrebbe, come tante, barattato la poesia
per far ricorso, anche lei, alla chirurgia.

JECO digitale

domenica 28 marzo 2010

Prima apparizione di Jeco in pubblico

Vestito in abito scuro, di fronte ad una platea di una quarantina di persone, in un saggio di Poesia (in cui mi sono infiltrato), venerdì ho fatto la mia prima apparizione in pubblico.
Ho letto ad alta voce una delle mie poesie ed è piaciuta, molte persone infatti mi hanno fatto i complimenti.
E' stata una grande soddisfazione davvero e spero che ce ne siano altre in futuro.

Viva la poesia!

JECO digitale


... quasi quasi non mi riconosco ;-)

mercoledì 24 marzo 2010

Tradizioni Pasquali

A Pasqua è tradizione assodata
regalare le uova di cioccolata
ma l'origine ancestrale di questo gesto
va cercata secoli e secoli dopo Cristo,

quando un amanuense medievale
si sbagliò a copiare il verso:
"Pasqua Domini die pro novis"

commettendo un errore banale,
scrisse in modo un po' diverso:
"Pasqua HOMINI die pro OVIS"

Questa imprecisione commessa in passato,
il mercato delle uova pasquali ha generato.
Ah! Se bastasse oggi un errore d'ortografia
per far girare, in futuro, di più l'economia!

JECO digitale



Questa poesia è stata citata/trascritta anche da altri blogger:







I Social Network del futuro

Ogni volta che una moda legata ad una tecnologia prende il sopravvento, a volte ci si chiede: “Che verrà dopo?

Oggi infatti i Social Network vanno molto di moda ma chissà se lo saranno anche in futuro e/o come cambieranno.

Non essere un “nativo digitale” mi ha dato la possibilità di vedere nascere dal nulla alcuni fenomeni socio-culturali legati ad Internet.

Nel 1994 eravamo in pochissimi ad avere un abbonamento ad Internet in Italia, i miei amici del liceo nel 1995 non avevano neanche idea di cosa fosse Internet ma alla fine degli anni 90 eravamo tutti nelle chat fornite dai vari portali a parlare con sconosciuti/e ed incominciavamo spesso le discussioni con la fatidica frase: “da dv dgt?” o anche “M/F?”.

Una volta che le nostre parole avevano fatto breccia nel cuore dell’altro/a, ci inviavamo le nostre foto migliori scannerizzate perché le macchine fotografiche digitali ancora non erano così diffuse.

Poi è stata l’epoca delle personal page, con le varie sezioni tra cui le immancabili “Chi sono” e “Contattami” in cui ci si poteva spedire una mail.

Nei primi anni del 2000, però, ci fu in Italia la rivoluzione legata al web 2.0 ed il più delle volte avevamo un blog su cui scrivevamo la nostra vita, la nostra quotidianità e conoscevamo gli altri blogger, leggendoli e commentandoli piuttosto che chattandoci.

Nel 2005 esplose il fenomeno Youtube, un sito creato da due ragazzini per condividere i video ed in seguito comprato da Google. La gente cominciò a caricarci su l’impossibile ed oggi è diventato una sorta di “memoria collettiva mondiale”, un posto franco in cui è possibile ascoltare musica, vedere film, assistere a lezioni di vario genere, ecc.

Nel 2006, mentre ero impegnato a scrivere sul blog e a guardare video su Youtube, una mia amica, avendo saputo che scrivevo canzoni, mi disse: “Ma come? Ancora non sei su MySpace?”.

Per documentarmi cercai la parola “MySpace” su Google e su Wikipedia che avevo sentito essere un’enciclopedia libera dove tutti potevano scriverci in perfetto stile web 2.0.

La parola “Social Network” non mi saltò all’occhio, probabilmente non erano chiamati neanche così all’epoca,

In realtà ero già iscritto a Linkedin per motivi di lavoro ma indubbiamente MySpace per me è stato il primo Social Network che ho esplorato.

MySpace era nato per i musicisti, per la band che volevano far ascoltare la propria musica ma poi era diventato per tutti, chiunque poteva aprirsi un profilo su MySpace e se conoscevi qualche rudimento di informatica potevi personalizzartelo come volevi.

Uno come me, esperto di informatica, musicista e non nativo digitale, in quel mondo ci sguazzava come un pesce dentro l’acqua ma poi arrivarono loro, i nativi digitali o “barbari”, come li chiama qualcuno ma anche tutti i non nativi che giungono sempre “in ritardo” quando una moda è ormai già ben diffusa.

Con gli occhi di oggi posso dire che i vari Blog e MySpace avevano ed hanno un punto debole per la popolarità.

Per usarli al meglio, devi avere un interesse, degli argomenti da scrivere, dei gusti musicali, essere tu a voler scoprire cose nuove, farti nuovi amici.

A fine 2007, sempre una mia amica, mi disse che ero “antico” e che ormai tutti erano su Facebook, mi iscrissi pertanto anch’io per provare.

Oggi mi chiedo: “Perché nel 2010 sono ancora su FB? Perché non sono emigrato da qualche altra parte, tipo Google Buzz o Twitter?” Certo, FB ha il vantaggio del first mover, ovvero di essere stato il primo Social Network davvero popolare ma la risposta che mi do è un’altra.

Io sono rimasto su FB perché la maggior parte della gente con cui mi relaziono si trova lì ed il motivo per cui alla maggior parte della gente piace FB, secondo me, è che non devi avere nessuna caratteristica particolare per frequentarlo, non devi essere uno che scrive, non devi essere un musicista, non devi conoscere l’informatica, non devi neanche sforzarti per farti i fatti degli altri perché FB ti avvisa quando ci sono delle novità e tu non devi solo cliccare.

L’idea di un web collaborativo dove ci si può scambiare idee ed opinioni viene messa sotto i piedi da un web in cui si parla di niente e dove l’esibizionismo ne fa da padrone.

E’ un po’ come il tramonto delle ideologie ma, proprio alla luce di ciò, era più che prevedibile.

Un web alla portata di tutti è certamente un web più democratico ma, come succede in tutte le democrazie, si ha un innalzamento del tasso di mediocrità. E’ il prezzo da pagare per garantire a tutti libertà d’espressione.

Veniamo però al punto: come cambieranno le cose in futuro?

Per rispondere a questa domanda con certezza bisognerebbe avere la sfera di cristallo o avanzare delle ipotesi basandosi su tre punti fondamentali:


· Come sta cambiando la tecnologia;

· Come stanno cambiando le persone che usufruiranno della tecnologia;

· Quanto i governi nazionali spingano per una diffusione della tecnologia.


Partiamo dal primo punto: la tecnologia cambia, si evolve, migliora, spinge verso certi settori. Questo è vero ma per farlo c’è bisogno di ricerca e soprattutto di investimenti.

Per capire verso dove sta andando la tecnologia è necessario farsi un giro (anche solo virtuale) nelle varie fiere dedicate all’Hi-Tech e/o leggere le news riguardanti le nuove tendenze tecnologiche nei blog e siti specializzati.

A gennaio del 2009 lessi un articolo sul corriere.it che parlava del 3D, oggi, a distanza di un anno sembra che ormai tutti i film che vogliano incassare al cinema debbano avere questo plus.

E’ un modo per far pagare di più il biglietto al cinema offrendo qualcosa che l’utente non è in grado di replicare tra le mura domestiche (per ora).

Poi c’è, a mio avviso, una tecnologia che si sta consolidando ed è quella della piattaforma per videogiochi Wi.

Immagino che non è molto lontano il momento in cui 3D e Wi si uniranno, anzi sono più che sicuro che lo hanno già pensato ed ideato.

A fine novembre 2009 un diciassettenne russo (un nativo digitale quindi) crea un sito di video-chat chiamato Chatroulette in cui, senza neanche registrarsi al sito, si può chattare con persone di tutto il mondo scelte dal sistema senza nessun criterio, ovvero a caso (usando il termine inglese: RANDOM) tra gli utenti collegati in quel momento.

L’utente può scegliere se intrattenersi con la persona che il sistema gli ha proposto o passare al prossimo, sempre scelto a caso tra gli utenti connessi in quel momento.

In pochi mesi Chatroulette ha raggiunto un’elevata popolarità, perché?

Eppure tutto ciò mi ricorda le stanze delle chat degli anni 90 in cui un miscuglio di persone non selezionate in base alla nazionalità o agli interessi o ad altro, pionieri di relazioni virtuali, si incontrava.

Che significa? Anche in Internet forse la moda è circolare, come succede nell’abbigliamento in cui gli anni 60/70/80 ritornano sempre?

In un libro del 2006 di Alessandro Baricco: I barbari, saggio sulla mutazione, vengono ben descritte le caratteristiche del popolo mutato figlio della rivoluzione digitale e penso che valga la pena ricordarle: Superficialità, Velocità, Spettacolarità, Mancanza di un’anima e con una vena nostalgica per il mondo che non c’è più e che molti di loro neanche hanno conosciuto.

Credo che Chatroulette contenga in sé tutti questi punti, infatti è Superficiale perché non è pensata per conoscere persone nuove ma per trascorrerci qualche minuto, è Veloce perché si passa da un utente all’altro rapidamente, la Spettacolarità intesa come esibizionismo è alle stelle tanto che sono presenti persone che si mostrano senza veli, la Mancanza d’anima c’è per l’assenza di argomenti e per il fatto di lasciarsi spiare da uno sconosciuto, infine, c’è la vena nostalgica per quelle chat degli anni 90 quando non sapevi chi c’era dall’altro lato, l’adrenalina dell’ignoto.

In più però, Chatroulette introduce un nuovo elemento che, come tutti gli elementi nuovi, tanto nuovo non è, ovvero il fattore RANDOM come scoperta.

Quest’ultimo secondo me sarà uno dei punti chiave del social network del futuro cioè il movimento casuale per scoprire argomenti nuovi ed esplorare.

Gli utenti del social network del futuro non sceglieranno, sarà il sistema a proporre e soprattutto ad intrattenere. Se ciò che gli viene proposto non sarà di loro gradimento avranno la facoltà di cambiare argomento, passando al successivo argomento random proposto dal sistema.

Un momento, ma tutto ciò mi ricorda qualcosa, questa non è la cara vecchia televisione? Sì è proprio lei, solo che i programmi li fanno gli utenti, anche questo fa parte del fattore Nostalgia di cui si parlava prima.

Personalmente vedo un altro elemento vincente in Chatroulette e che potrà essere ereditato dal Social Network del futuro ovvero, la mancanza di una registrazione.

Le persone sono stufe di doversi registrare e fornire i propri dati riempiendo dei form, come sarebbe bello se nessuno ti chiedesse nulla e tu potessi usufruire di un servizio senza doverti per forza registrare.

Possibile poi che non abbia ancora preso piede un sistema tipo Paypal dove una persona registra i propri dati personali una volta per tutte e poi li possa utilizzare all’atto delle iscrizioni ad altri siti semplicemente usando la propria mail accompagnata da una password senza doverli ogni volta riscrivere? (Se qualcuno lo fa, però, si ricordi del sottoscritto).

In Facebook manca l’anonimato, il più delle volte i nostri contatti sono persone che conosciamo e ci conoscono, anche se non ci siamo registrati con il nostro nome e cognome, e sarebbe bello se si potesse avere molteplici identità facilmente interscambiabili.

Altro fattore che, secondo me, potrebbe prendere piede è quello per cui un Social Network potrebbe fornire la possibilità anche di vendere la nostra vita o pezzi di essa.

Sì, avete letto bene, sto parlando proprio di vendere e se a molti può sembrare immorale, ricordatevi che già oggi è possibile trasformare in denaro foto, video, collegamenti alle nostre webcam.

Credo che il Social Network del futuro quindi dovrà fornire anche possibilità di questo tipo per essere attraente.

Ovviamente il Social Network ci guadagnerà in tutto questo e sarà un modo per farlo sopravvivere. Tenete conto che le pubblicità su FB vengono cliccate da pochissimi utenti e molto spesso per sbaglio quindi i bannerini pubblicitari non saranno i soli a far fare cassa al Social Network.

Il Social Network per sopravvivere venderà anche statistiche: mille utenti che oggi si iscrivono al gruppo: “A me piace giocare a tennis” non sono forse mille potenziali acquirenti per un’azienda che vende attrezzature da tennis?

I più smaliziati penseranno che il Social Network del futuro venderà statistiche/informazioni anche ai servizi segreti delle nazioni “amiche” ma credo che ciò già accada e non direi nulla di nuovo.

La Sicurezza verrà sempre messa al primo posto rispetto alla privacy e all’anonimato, anche in futuro.

I governi quindi avranno sempre più un peso nei Social Network ed un governo, anche il più liberale, vedrà sempre dei potenziali pericoli al fatto che l’informazione possa fluire velocemente e senza controllo tra vasti gruppi di persone.

Dipenderà inoltre anche dai governi la possibilità che certe tecnologie prendano piede. Pensiamo in Italia al digitale terrestre, tecnologia fortemente spinta dal governo, ci sarebbe quindi qui più che in altre nazioni terreno fertile affinché nasca un social network che si mescoli con la TV grazie all’ausilio della tecnologia del digitale terrestre. A quel punto saremo tutti un Grande Fratello.

Le mie, naturalmente, sono solo ipotesi, ragionamenti. La verità comunque è che la tecnologia fa tanto ma è come le persone la utilizzano ogni giorno che la rende popolare e l’idea del Social Network del futuro potrebbe anche non essere fondata perché esso potrà venir soppiantato da qualcos’altro che adesso non riusciamo neanche ad immaginare ma che rifletterà sempre, nel bene e nel male, quello che siamo diventati.


Ad maiora,


JECO digitale



giovedì 18 marzo 2010

Benvenuta Primavera

O adorata Primavera!
Quel freddo che prima v'era,
si placa in questa prima vera
giornata di Primavera.

Dal letto, oramai, ci si alza a malincuore,
le donne che si spogliano e sono meno suore,
nel mio giardino già è sbocciato un fiore
e del polline, nell'aria, quel buon odore

già si fiuta...
Etciùùù, Primavera benvenuta!

JECO digitale



Oggi un raggio di sole ha scaldato l'aria facendo intravedere per il sottoscritto l'inizio di una nuova stagione ...

giovedì 11 marzo 2010

Accordo tra le biblioteche nazionali e Google

Oggi leggo il titolo di questa notizia:

Due secoli di libri su Google: La Nazionale firma l'accordo

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/arte_e_cultura/2010/10-marzo-2010/dante-petrarca-leopardi-clic-leggi-tutte-opere-1602628152612.shtml

Come immaginavo, il processo di digitalizzazione delle opere sta iniziando a prendere piede e Google sta investendo e prendendo accordi con i governi delle nazioni e con le biblioteche.
Tra poco potremo consultare centinaia di libri on line su Google! La cultura sarà accessibile in un click a tutti! Wow! … un momento però, se questo è bellissimo, non bisogna trascurare anche l’aspetto negativo di tutto ciò e, per farlo, forse è necessario chiedersi chi è Google.

Google è una società che ha il controllo (tra le tante cose):

  • delle ricerche sul web, visto che è il principale motore di ricerca;
  • Migliaia di blog e caselle di posta di privati (anche quella del sottoscritto)
  • delle Mappe e dei percorsi stradali, grazie a strumenti come Google maps, Streetview, Google Earth;
  • possedendo Youtube possiede i video di tutto il mondo;
  • ultimamente sta investendo anche nel mondo della telefonia e dell’energia;
  • Con Google books possiederà il controllo anche delle biblioteche.

Personalmente Google mi sta simpatico e trovo che sia il top di quello che può essere un’azienda tecnologica del terzo millennio perché offre tantissimi servizi utili e gratuiti ma bisogna prendere atto che tutto il mondo si sta Googlizzando ed questo fatto rende sempre più in voga queste affermazioni:

“Se non sei su Google, non esisti.” e “Se c’è su Google, allora è vero.”

Se domani Google dovesse far sparire tutti i riferimenti all’Italia dalle sue cartine geografiche, in tutti i siti linkati, da tutte le immagini, ecc. … per il resto del mondo, l’Italia esisterebbe ancora?
Certo, esisterebbe ancora geograficamente ma sarebbe “tagliata fuori” e la sua voce non conterebbe praticamente nulla.
E se Google dovesse finire in mani sbagliate?
Se un giorno un pazzo volesse “riscrivere la storia”, secondo voi, da dove comincerebbe?
Possedere Google nel terzo millennio, è un po’ come possedere l’atomica durante la guerra fredda.
Allora lasciatemi concludere che:

Digitalizzare la memoria del mondo ed avere il monopolio sull’informazione, non
è solo un’opportunità ma è anche un grosso pericolo che non va sottovalutato



Questo va tenuto sempre presente perciò, Google sei il benvenuto anche nel mondo dei libri ma spero che si diffonda una coscienza collettiva critica su di te e per rendere possibile questa diffusione, quale mezzo migliore se non Google stesso? E' proprio questo che mi piace di Google, come è oggi.

Ad maiora,

JECO digitale


mercoledì 10 marzo 2010

Gli e-books e i diritti di marchio privato

Oggi voglio fare alcune considerazioni su una pratica molto diffusa tra molti scrittori del terzo millennio su Internet, ovvero, la vendita degli e-book.
Innanzi tutto, credo che tutti sappiano cosa sia un e-book.
In pratica, è un libro non in formato cartaceo ma in formato digitale (tipicamente è un file in formato pdf) che l’utente può leggere e consultare sul proprio PC.
Vendere un e-book ha numerosi vantaggi e semplificazioni rispetto alla vendita attraverso l’editoria tradizionale e c’è in più la possibilità di vendere, oltre al contenuto del libro, anche la licenza per rivendere l’e-book e addirittura modificarne il contenuto.
Mi spiego meglio.
Supponiamo che Dante scriva nel terzo millennio la sua Divina Commedia e scelga di pubblicarla attraverso un e-book e di venderla su Internet insieme ai "Diritti di marchio privato".
Io me la compro, ci cambio l’incipit e lo faccio diventare “E dopo aver guardato una partita” anziché “Nel mezzo del cammin di nostra vita”, dopodiché salvo tutto e l’autore sono io, cioè, per la legge è TUTTA farina del mio sacco, anche la parte che non ho modificato, tanto che la posso addirittura rivendere a mio nome senza neanche citare Dante!
Naturalmente, se un Dante del terzo millennio scrivesse qualcosa di bello, originale ed intelligente, sarebbe uno sciocco se vendesse anche i Diritti di marchio privato.
E allora, la domanda sorge spontanea (direbbe qualcuno)
quale autore può essere interessato a vendere un e-book con i Diritti di marchio privato?
Io penso solo chi vuole fare cassa nel brevissimo periodo e sa che le cose che ha scritto non sono destinate a durare a lungo, ad esempio chi scrive manuali basati su tecnologie del momento o chi scrive di tecniche e consigli che sono molto soggetti all’usura del tempo.
Ma, sarebbe interessante se uno scrittore popolare di romanzi, ad esempio, un Federico Moccia (autore molto in voga tra le nuove generazioni) vendesse un suo romanzo attraverso un e-book insieme ai Diritti di marchio privato in modo che i suoi fans possano modificarne i contenuti, dare vita a nuovi personaggi, cambiare i finali, ecc. e poi rivendere la versione modificata.
Se da un lato, tutto ciò è tristissimo, dall’altro potrebbe far sì che nel terzo millennio, i libri non si comprino soltanto, ma ce ne si appropri in tutti i sensi.
E poi, se pensate che oggigiorno il diritto d’autore, tra plagi e pirateria, molto spesso se ne va a farsi benedire, tanto vale venderlo, no? ;-)
Magari ho dato un’idea al Sig. Moccia per farlo diventare ancora più ricco, chissà…

Ad maiora,

JECO digitale



lunedì 8 marzo 2010

La festa della donna

Nel giorno della festa della donna,
una ex sessantottina, ormai nonna,
mentre raccontava a sua nipote
le tante battaglie note
e le numerose conquiste
di quando con le femministe
anche lei attivamente militava,
si accorse che non l'ascoltava.
Le chiese: - Ma cosa preoccupa oggi la mia nipotina?
E lei: - Aspetto la risposta del provino per velina...

JECO digitale


giovedì 4 marzo 2010

I Barbari

Riprendo un concetto fatto proprio da Alessandro Baricco in uno dei suoi libri, ovvero "I barbari - Saggio sulla mutazione".
In realtà non l'ho ancora letto tutto e quando lo farò, arriverò in ritardo visto che è un libro uscito nel 2006.
Però in quel poco che ho letto, si parla delle nuove generazioni che prediligono una conoscenza del mondo superficiale e rapida piuttosto che profonda.
Le nuove generazioni, che erano nuove forse nel 2006, nel 2010 non sono più così tanto nuove e mentre c'è chi ancora elogia i due giovincelli di Stanford che hanno fondato Google creando quello che è il più famoso motore di ricerca, qualcuno già sta creando il nuovo.
La decisione di gestire un blog, nel 2010, non smetterò mai di dirlo, potrebbe sembrare alquanto anacronistica.
Il mio primo Blog lo creai nel 2005 e scrivevo di me, di quello che mi succedeva ogni giorno, ma il mondo corre in fretta ed oggi c'è il microblogging, ovvero Facebook.
Oggi forse abbiamo toccato l'apice del muoversi in superficie (per ritornare al discorso di Baricco) e la domanda che oggi molti si pongono è: dove andremo a finire? Fra due anni staremo ancora tutti su FB a parlare di niente?
Io credo che probabilmente parleremo sempre di niente, ma da qualche altra parte, non su FB e probabilmente sarà un niente diverso da quello di oggi.
Se FB dovesse durare cent'anni, al posto del termine "Profilo" dovremmo usare il termine "Lapide", e una parte di FB si trasformerebbe in un grande cimitero on-line.
Ma cent'anni coi tempi che corrono è un tempo inimmaginabilmente lontano.
E quindi?
La risposta che personalmente mi do è questa:
Anziché pensare a come sarà il futuro, cerco di sfruttare al meglio i mezzi di comunicazione che ho ora, nel presente, per raggiungere i miei scopi ovvero farmi leggere
Insomma, il Carpe Diem nel terzo millennio risulta un concetto ancora valido, e i barbari di Baricco forse l'hanno capito meglio di tutti, si adeguano, si adattano, in base alla tecnologia ... ieri hanno imparato ad inviare un SMS, oggi ad usare un I-Phone, mentre chi schifa il nuovo rimane ancorato a linguaggi in via di estinzione.

Perciò continuerò a potenziare il mio blog che resterà il centro della mia attività di scrittore ma allo stesso tempo mi darò da fare per usare al meglio anche altri strumenti.

Ormai siamo agli sgoccioli, tra meno di un mese il mio libro dovrebbe essere uscire!

Ad maiora,

JECO digitale

lunedì 1 febbraio 2010

La lettura ad alta voce (2)

Torno sull'argomento trattato nel post precedente e provo a mettere un po' di ordine nelle altre cose che ho imparato sulla lettura ad alta voce.
Eravamo rimasti al fatto che, oltre a saper parlare l'italiano corretto, è necessario conoscere la propria voce e per farlo è necessari sapere come funziona l'apparato fonatorio.
E' importante comprendere quanto la nostra voce dipenda dalle corde vocali, da come muoviamo la lingua e soprattutto da come respiriamo.
Le vocali possono essere pronunciate anche senza lingua o corde vocali ma per poter articolare parole, è necessario che tutto l'apparato fonatorio funzioni correttamente.

L'immagine qua sotto mostra dove produciamo i suoni di alcune lettere ed è stata presa da:






Dicevo, la respirazione è fondamentale per un lettore ad alta voce ed è necessario immettere l'aria dal naso e farla uscire dalla bocca.
I motivi sono tanti, forse i più importanti sono che l'aria che entra dal naso risulta più "depurata" e riscaldata rispetto a quella che entra direttamente dalla bocca e va a "colpire" le corde vocali.
Un' attrice famosissima dei primi del '900, Sarah Bernhardt era solita pronunciare dei versi del Leopardi prima di iniziare gli spettacoli per aiutarsi con la respirazione.
E' importante quindi saper respirare anche per scaldarsi la voce, saper gestire i tempi, evitare di far sentire al microfono il proprio respiro ed evitare le apnee.
Una volta che abbiamo fatto un bel respiro, riempendo così di tanta aria i polmoni, siamo pronti per imparare gli accenti delle parole.

Partiamo dall'accento tonico premettendo che in italiano, per la maggior parte delle parole, è difficile capire l'esatta pronuncia guardando come esse si scrivono.
Esistono parole come:

Alacre, Fortuito, Pudico, Constato, Leccornia, Devia, Sguaina, Zaffiro, Salubre ...
che hanno stupito il sottoscritto perché non ne conosceva l'esatta pronuncia esatta, ho messo in grassetto le lettere su cui bisogna porre l'accento, ovvero soffermarsi , per pronunciarle correttamente.

Poi c'è l'accento fonico e qua il discorso si complica. Sapete quante sono le vocali in italiano?
Io pensavo cinque ma, in realtà, sono sette e qua sotto le elenco:

  • à,
  • è (e grave/aperta)
  • é (e acuta/chiusa)
  • ò (o grave/aperta)
  • ó (o acuta/chiusa)
  • ù
  • ì
Esistono parole in italiano che in base all'accento possono cambiare addirittura di significato.
Ad esempio, dire Accétta (l'oggetto che taglia) non è lo stesso di dire Accètta (verbo accettare) così come dire Pòrci (maiali), non è lo stesso che dire Pórci (verbo porre).
E' quindi necessario saper pronunciare correttamente e spesso, la cadenza di pronuncia dei luoghi d'origine.
Ad esempio, io sono abituato a dire -mènte e sbaglio perché si dice ménte e così tutte le parole che finiscono per ménte tipo franca-ménte, possibil-ménte, ecc.
Esistono quindi delle regole (con tante eccezioni) che è opportuno sapere per iniziare a pronunciare in italiano corretto, anche se, bisogna dire questo:
Mai dimenticarsi le proprie origini, mai arrivare al punto (anche se per me sarà credo impossibile) di parlare un italiano perfetto ma senza colore ed in modo freddo!

E detto ciò, buon tuffo nella lettura!

JECO digitale





martedì 26 gennaio 2010

La lettura ad alta voce

Scrivere è stupendo e saperlo fare bene è un'arte, nonché alle volte una dote che solo pochi hanno. Chi scrive, però, deve spesso fare i conti con chi legge e spesso, quando lo stesso scrittore legge a qualcuno ciò che ha scritto, può non essere in grado di trasmettere quello che voleva trasmettere
Le motivazioni sono tante, ma spesso quella principale è che egli non conosce le regole della lettura ad alta voce.
Così, il sottoscritto ha ben pensato di informarsi al riguardo e di scrivere questo post e/o successivi altri a mo' di promemoria per quanto ha imparato.

Partiamo da lontano: la preistoria. In quell'epoca gli uomini non sapevano né leggere, né scrivere. Col passar dei millenni hanno poi iniziato a trasmettersi messaggi scritti attraverso disegni evocativi fino ad inventare, tra il 3000 e il 2500 a.c. la scrittura che ha rappresentato una vera rivoluzione.
Sono cose successe tantissimi anni fa ma chiedetevi oggi qual è il tasso di alfabetizzazione nel mondo e poi anche in Italia, dove viviamo e vi accorgerete che siete dei privilegiati.
Bisogna infatti ricordare che per secoli la cultura, e di conseguenza la scrittura, è stata ad appannaggio solo di poche classi sociali: i preti e gli avvocati.
Per comunicare col popolo i sovrani usavano gli editti: "Udite!! Udite!! ...".
Insomma, il popolo non sapeva leggere ma, perlomeno, a differenza di oggi forse, sapeva ascoltare e sapeva raccontare.
Non sono certo lontani i tempi in cui la famiglia allargata si riuniva attorno al fuoco, usando quel poco di tempo libero che restava ai suoi componenti dopo ore di lavoro, per raccontarsi i fatti quotidiani.
Chi lo faceva, spesso era un anziano, un membro della famiglia che aveva l'esperienza per raccontare, per parlare ad alta voce, tramandando così le proprie parole alle generazioni future.
Dalla "distorsione" dei racconti di vita vissuta sono anche nate quelle che oggi sono le favole, quelle che molti di noi (i più fortunati) hanno avuto la possibilità di sentirsi raccontare o leggere a voce alta dai propri genitori.
Quando c'è qualcuno che racconta, senza che ci sia nessuna immagine, la fantasia vola e crea mondi infiniti, diversi a seconda di chi ascolta.
Nell'era dell'immagine questo ci è alle volte negato per cui il volto di Frodo del "Signore degli anelli" è oggi lo stesso per tutti noi.
Veniamo alla lingua: la lingua che si parla in Italia, sebbene ultimamente si dica il contrario, è l'italiano.
Grazie alla TV, in Italia, il tasso di alfabetizzazione è aumentato di tantissimo rispetto anche ad un secolo fa, la TV ha questo merito, quello di aver reso popolare la lingua italiana le cui regole di dizione e pronuncia altro non sono, che quelle della lingua che Dante ha usato per scrivere la Divina Commedia ovvero il volgare fiorentino.
Insomma, fare dei corsi di dizione in Toscana, forse è un po' come vendere il ghiaccio agli eschimesi e se qualcuno obietta per la "C" aspirata, sappia che la colpa è tutta degli etruschi.
I dialetti poi, sono una ricchezza culturale per le popolazioni e sono frutto delle numerose conquiste che l'Italia ha subito da parte di tanti popoli: dagli arabi, ai normanni, dai francesi, agli spagnoli ... che negli anni hanno colonizzato l'Italia ed hanno contaminato il latino, la lingua degli antichi romani.
Detto ciò, saper leggere ad alta voce bene ha a che vedere con il saper parlare bene l'italiano e conoscerne le regole di pronuncia e dizione.
Per far questo, un valido aiuto lo si può trovare consultando il codesto link:


E' importante tuttavia sapere che il linguaggio è formato da vari elementi che si possono dividere in

  • Elementi linguistici (le parole)
  • Elementi extra-linguistici (i risuonatori, del tipo: Ahhhh, che mal di testa ... "Ahhhh" è un risuonatore)
  • Elementi para-linguistici
Questi ultimi sono: il volume, il tempo, il timbro che nel parlato coincide col tono.

La distinzione dei timbri che esistono in natura è quella che si fa nella musica classica:
Per gli uomini: Tenore, Baritono, Basso
Per le donne: Soprano, mezzo-soprano, contralto.
A seconda delle situazioni narrate, bisogna sapere alzare o abbassare il proprio tono.

Tutto ciò sta a significare che conoscere le regole non basta se non si ha padronanza del mezzo con cui si legge: la voce.

Ad maiora.

JECO digitale


lunedì 11 gennaio 2010

Fremo, fremo!

Salve a tutti,

innanzi tutto buon anno nuovo, questo è il mio primo post del 2010, poi ho un'altra news da darvi.
Nel post precedente vi dicevo che il mio libro era ormai pronto ed infatti in qusti giorni ho firmato il contratto con l'editore.
Sto attendendo una copia e se non ci saranno in essa imperferzioni, potrò pocedere alla pubblicazione vera e propria, pertanto fremo all'idea di avere il mio libricino tra le mani! :)
I tempi dell'editoria, ho potuto constatare che non sono tra i più brevi e l'arco di tempo che passa tra la fine di un'opera e la sua pubblicazione può davvero protrarsi anche molti mesi.

A presto (si spera),

JECO digitale