giovedì 18 marzo 2010

Benvenuta Primavera

O adorata Primavera!
Quel freddo che prima v'era,
si placa in questa prima vera
giornata di Primavera.

Dal letto, oramai, ci si alza a malincuore,
le donne che si spogliano e sono meno suore,
nel mio giardino già è sbocciato un fiore
e del polline, nell'aria, quel buon odore

già si fiuta...
Etciùùù, Primavera benvenuta!

JECO digitale



Oggi un raggio di sole ha scaldato l'aria facendo intravedere per il sottoscritto l'inizio di una nuova stagione ...

giovedì 11 marzo 2010

Accordo tra le biblioteche nazionali e Google

Oggi leggo il titolo di questa notizia:

Due secoli di libri su Google: La Nazionale firma l'accordo

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/arte_e_cultura/2010/10-marzo-2010/dante-petrarca-leopardi-clic-leggi-tutte-opere-1602628152612.shtml

Come immaginavo, il processo di digitalizzazione delle opere sta iniziando a prendere piede e Google sta investendo e prendendo accordi con i governi delle nazioni e con le biblioteche.
Tra poco potremo consultare centinaia di libri on line su Google! La cultura sarà accessibile in un click a tutti! Wow! … un momento però, se questo è bellissimo, non bisogna trascurare anche l’aspetto negativo di tutto ciò e, per farlo, forse è necessario chiedersi chi è Google.

Google è una società che ha il controllo (tra le tante cose):

  • delle ricerche sul web, visto che è il principale motore di ricerca;
  • Migliaia di blog e caselle di posta di privati (anche quella del sottoscritto)
  • delle Mappe e dei percorsi stradali, grazie a strumenti come Google maps, Streetview, Google Earth;
  • possedendo Youtube possiede i video di tutto il mondo;
  • ultimamente sta investendo anche nel mondo della telefonia e dell’energia;
  • Con Google books possiederà il controllo anche delle biblioteche.

Personalmente Google mi sta simpatico e trovo che sia il top di quello che può essere un’azienda tecnologica del terzo millennio perché offre tantissimi servizi utili e gratuiti ma bisogna prendere atto che tutto il mondo si sta Googlizzando ed questo fatto rende sempre più in voga queste affermazioni:

“Se non sei su Google, non esisti.” e “Se c’è su Google, allora è vero.”

Se domani Google dovesse far sparire tutti i riferimenti all’Italia dalle sue cartine geografiche, in tutti i siti linkati, da tutte le immagini, ecc. … per il resto del mondo, l’Italia esisterebbe ancora?
Certo, esisterebbe ancora geograficamente ma sarebbe “tagliata fuori” e la sua voce non conterebbe praticamente nulla.
E se Google dovesse finire in mani sbagliate?
Se un giorno un pazzo volesse “riscrivere la storia”, secondo voi, da dove comincerebbe?
Possedere Google nel terzo millennio, è un po’ come possedere l’atomica durante la guerra fredda.
Allora lasciatemi concludere che:

Digitalizzare la memoria del mondo ed avere il monopolio sull’informazione, non
è solo un’opportunità ma è anche un grosso pericolo che non va sottovalutato



Questo va tenuto sempre presente perciò, Google sei il benvenuto anche nel mondo dei libri ma spero che si diffonda una coscienza collettiva critica su di te e per rendere possibile questa diffusione, quale mezzo migliore se non Google stesso? E' proprio questo che mi piace di Google, come è oggi.

Ad maiora,

JECO digitale


mercoledì 10 marzo 2010

Gli e-books e i diritti di marchio privato

Oggi voglio fare alcune considerazioni su una pratica molto diffusa tra molti scrittori del terzo millennio su Internet, ovvero, la vendita degli e-book.
Innanzi tutto, credo che tutti sappiano cosa sia un e-book.
In pratica, è un libro non in formato cartaceo ma in formato digitale (tipicamente è un file in formato pdf) che l’utente può leggere e consultare sul proprio PC.
Vendere un e-book ha numerosi vantaggi e semplificazioni rispetto alla vendita attraverso l’editoria tradizionale e c’è in più la possibilità di vendere, oltre al contenuto del libro, anche la licenza per rivendere l’e-book e addirittura modificarne il contenuto.
Mi spiego meglio.
Supponiamo che Dante scriva nel terzo millennio la sua Divina Commedia e scelga di pubblicarla attraverso un e-book e di venderla su Internet insieme ai "Diritti di marchio privato".
Io me la compro, ci cambio l’incipit e lo faccio diventare “E dopo aver guardato una partita” anziché “Nel mezzo del cammin di nostra vita”, dopodiché salvo tutto e l’autore sono io, cioè, per la legge è TUTTA farina del mio sacco, anche la parte che non ho modificato, tanto che la posso addirittura rivendere a mio nome senza neanche citare Dante!
Naturalmente, se un Dante del terzo millennio scrivesse qualcosa di bello, originale ed intelligente, sarebbe uno sciocco se vendesse anche i Diritti di marchio privato.
E allora, la domanda sorge spontanea (direbbe qualcuno)
quale autore può essere interessato a vendere un e-book con i Diritti di marchio privato?
Io penso solo chi vuole fare cassa nel brevissimo periodo e sa che le cose che ha scritto non sono destinate a durare a lungo, ad esempio chi scrive manuali basati su tecnologie del momento o chi scrive di tecniche e consigli che sono molto soggetti all’usura del tempo.
Ma, sarebbe interessante se uno scrittore popolare di romanzi, ad esempio, un Federico Moccia (autore molto in voga tra le nuove generazioni) vendesse un suo romanzo attraverso un e-book insieme ai Diritti di marchio privato in modo che i suoi fans possano modificarne i contenuti, dare vita a nuovi personaggi, cambiare i finali, ecc. e poi rivendere la versione modificata.
Se da un lato, tutto ciò è tristissimo, dall’altro potrebbe far sì che nel terzo millennio, i libri non si comprino soltanto, ma ce ne si appropri in tutti i sensi.
E poi, se pensate che oggigiorno il diritto d’autore, tra plagi e pirateria, molto spesso se ne va a farsi benedire, tanto vale venderlo, no? ;-)
Magari ho dato un’idea al Sig. Moccia per farlo diventare ancora più ricco, chissà…

Ad maiora,

JECO digitale



lunedì 8 marzo 2010

La festa della donna

Nel giorno della festa della donna,
una ex sessantottina, ormai nonna,
mentre raccontava a sua nipote
le tante battaglie note
e le numerose conquiste
di quando con le femministe
anche lei attivamente militava,
si accorse che non l'ascoltava.
Le chiese: - Ma cosa preoccupa oggi la mia nipotina?
E lei: - Aspetto la risposta del provino per velina...

JECO digitale


giovedì 4 marzo 2010

I Barbari

Riprendo un concetto fatto proprio da Alessandro Baricco in uno dei suoi libri, ovvero "I barbari - Saggio sulla mutazione".
In realtà non l'ho ancora letto tutto e quando lo farò, arriverò in ritardo visto che è un libro uscito nel 2006.
Però in quel poco che ho letto, si parla delle nuove generazioni che prediligono una conoscenza del mondo superficiale e rapida piuttosto che profonda.
Le nuove generazioni, che erano nuove forse nel 2006, nel 2010 non sono più così tanto nuove e mentre c'è chi ancora elogia i due giovincelli di Stanford che hanno fondato Google creando quello che è il più famoso motore di ricerca, qualcuno già sta creando il nuovo.
La decisione di gestire un blog, nel 2010, non smetterò mai di dirlo, potrebbe sembrare alquanto anacronistica.
Il mio primo Blog lo creai nel 2005 e scrivevo di me, di quello che mi succedeva ogni giorno, ma il mondo corre in fretta ed oggi c'è il microblogging, ovvero Facebook.
Oggi forse abbiamo toccato l'apice del muoversi in superficie (per ritornare al discorso di Baricco) e la domanda che oggi molti si pongono è: dove andremo a finire? Fra due anni staremo ancora tutti su FB a parlare di niente?
Io credo che probabilmente parleremo sempre di niente, ma da qualche altra parte, non su FB e probabilmente sarà un niente diverso da quello di oggi.
Se FB dovesse durare cent'anni, al posto del termine "Profilo" dovremmo usare il termine "Lapide", e una parte di FB si trasformerebbe in un grande cimitero on-line.
Ma cent'anni coi tempi che corrono è un tempo inimmaginabilmente lontano.
E quindi?
La risposta che personalmente mi do è questa:
Anziché pensare a come sarà il futuro, cerco di sfruttare al meglio i mezzi di comunicazione che ho ora, nel presente, per raggiungere i miei scopi ovvero farmi leggere
Insomma, il Carpe Diem nel terzo millennio risulta un concetto ancora valido, e i barbari di Baricco forse l'hanno capito meglio di tutti, si adeguano, si adattano, in base alla tecnologia ... ieri hanno imparato ad inviare un SMS, oggi ad usare un I-Phone, mentre chi schifa il nuovo rimane ancorato a linguaggi in via di estinzione.

Perciò continuerò a potenziare il mio blog che resterà il centro della mia attività di scrittore ma allo stesso tempo mi darò da fare per usare al meglio anche altri strumenti.

Ormai siamo agli sgoccioli, tra meno di un mese il mio libro dovrebbe essere uscire!

Ad maiora,

JECO digitale

lunedì 1 febbraio 2010

La lettura ad alta voce (2)

Torno sull'argomento trattato nel post precedente e provo a mettere un po' di ordine nelle altre cose che ho imparato sulla lettura ad alta voce.
Eravamo rimasti al fatto che, oltre a saper parlare l'italiano corretto, è necessario conoscere la propria voce e per farlo è necessari sapere come funziona l'apparato fonatorio.
E' importante comprendere quanto la nostra voce dipenda dalle corde vocali, da come muoviamo la lingua e soprattutto da come respiriamo.
Le vocali possono essere pronunciate anche senza lingua o corde vocali ma per poter articolare parole, è necessario che tutto l'apparato fonatorio funzioni correttamente.

L'immagine qua sotto mostra dove produciamo i suoni di alcune lettere ed è stata presa da:






Dicevo, la respirazione è fondamentale per un lettore ad alta voce ed è necessario immettere l'aria dal naso e farla uscire dalla bocca.
I motivi sono tanti, forse i più importanti sono che l'aria che entra dal naso risulta più "depurata" e riscaldata rispetto a quella che entra direttamente dalla bocca e va a "colpire" le corde vocali.
Un' attrice famosissima dei primi del '900, Sarah Bernhardt era solita pronunciare dei versi del Leopardi prima di iniziare gli spettacoli per aiutarsi con la respirazione.
E' importante quindi saper respirare anche per scaldarsi la voce, saper gestire i tempi, evitare di far sentire al microfono il proprio respiro ed evitare le apnee.
Una volta che abbiamo fatto un bel respiro, riempendo così di tanta aria i polmoni, siamo pronti per imparare gli accenti delle parole.

Partiamo dall'accento tonico premettendo che in italiano, per la maggior parte delle parole, è difficile capire l'esatta pronuncia guardando come esse si scrivono.
Esistono parole come:

Alacre, Fortuito, Pudico, Constato, Leccornia, Devia, Sguaina, Zaffiro, Salubre ...
che hanno stupito il sottoscritto perché non ne conosceva l'esatta pronuncia esatta, ho messo in grassetto le lettere su cui bisogna porre l'accento, ovvero soffermarsi , per pronunciarle correttamente.

Poi c'è l'accento fonico e qua il discorso si complica. Sapete quante sono le vocali in italiano?
Io pensavo cinque ma, in realtà, sono sette e qua sotto le elenco:

  • à,
  • è (e grave/aperta)
  • é (e acuta/chiusa)
  • ò (o grave/aperta)
  • ó (o acuta/chiusa)
  • ù
  • ì
Esistono parole in italiano che in base all'accento possono cambiare addirittura di significato.
Ad esempio, dire Accétta (l'oggetto che taglia) non è lo stesso di dire Accètta (verbo accettare) così come dire Pòrci (maiali), non è lo stesso che dire Pórci (verbo porre).
E' quindi necessario saper pronunciare correttamente e spesso, la cadenza di pronuncia dei luoghi d'origine.
Ad esempio, io sono abituato a dire -mènte e sbaglio perché si dice ménte e così tutte le parole che finiscono per ménte tipo franca-ménte, possibil-ménte, ecc.
Esistono quindi delle regole (con tante eccezioni) che è opportuno sapere per iniziare a pronunciare in italiano corretto, anche se, bisogna dire questo:
Mai dimenticarsi le proprie origini, mai arrivare al punto (anche se per me sarà credo impossibile) di parlare un italiano perfetto ma senza colore ed in modo freddo!

E detto ciò, buon tuffo nella lettura!

JECO digitale





martedì 26 gennaio 2010

La lettura ad alta voce

Scrivere è stupendo e saperlo fare bene è un'arte, nonché alle volte una dote che solo pochi hanno. Chi scrive, però, deve spesso fare i conti con chi legge e spesso, quando lo stesso scrittore legge a qualcuno ciò che ha scritto, può non essere in grado di trasmettere quello che voleva trasmettere
Le motivazioni sono tante, ma spesso quella principale è che egli non conosce le regole della lettura ad alta voce.
Così, il sottoscritto ha ben pensato di informarsi al riguardo e di scrivere questo post e/o successivi altri a mo' di promemoria per quanto ha imparato.

Partiamo da lontano: la preistoria. In quell'epoca gli uomini non sapevano né leggere, né scrivere. Col passar dei millenni hanno poi iniziato a trasmettersi messaggi scritti attraverso disegni evocativi fino ad inventare, tra il 3000 e il 2500 a.c. la scrittura che ha rappresentato una vera rivoluzione.
Sono cose successe tantissimi anni fa ma chiedetevi oggi qual è il tasso di alfabetizzazione nel mondo e poi anche in Italia, dove viviamo e vi accorgerete che siete dei privilegiati.
Bisogna infatti ricordare che per secoli la cultura, e di conseguenza la scrittura, è stata ad appannaggio solo di poche classi sociali: i preti e gli avvocati.
Per comunicare col popolo i sovrani usavano gli editti: "Udite!! Udite!! ...".
Insomma, il popolo non sapeva leggere ma, perlomeno, a differenza di oggi forse, sapeva ascoltare e sapeva raccontare.
Non sono certo lontani i tempi in cui la famiglia allargata si riuniva attorno al fuoco, usando quel poco di tempo libero che restava ai suoi componenti dopo ore di lavoro, per raccontarsi i fatti quotidiani.
Chi lo faceva, spesso era un anziano, un membro della famiglia che aveva l'esperienza per raccontare, per parlare ad alta voce, tramandando così le proprie parole alle generazioni future.
Dalla "distorsione" dei racconti di vita vissuta sono anche nate quelle che oggi sono le favole, quelle che molti di noi (i più fortunati) hanno avuto la possibilità di sentirsi raccontare o leggere a voce alta dai propri genitori.
Quando c'è qualcuno che racconta, senza che ci sia nessuna immagine, la fantasia vola e crea mondi infiniti, diversi a seconda di chi ascolta.
Nell'era dell'immagine questo ci è alle volte negato per cui il volto di Frodo del "Signore degli anelli" è oggi lo stesso per tutti noi.
Veniamo alla lingua: la lingua che si parla in Italia, sebbene ultimamente si dica il contrario, è l'italiano.
Grazie alla TV, in Italia, il tasso di alfabetizzazione è aumentato di tantissimo rispetto anche ad un secolo fa, la TV ha questo merito, quello di aver reso popolare la lingua italiana le cui regole di dizione e pronuncia altro non sono, che quelle della lingua che Dante ha usato per scrivere la Divina Commedia ovvero il volgare fiorentino.
Insomma, fare dei corsi di dizione in Toscana, forse è un po' come vendere il ghiaccio agli eschimesi e se qualcuno obietta per la "C" aspirata, sappia che la colpa è tutta degli etruschi.
I dialetti poi, sono una ricchezza culturale per le popolazioni e sono frutto delle numerose conquiste che l'Italia ha subito da parte di tanti popoli: dagli arabi, ai normanni, dai francesi, agli spagnoli ... che negli anni hanno colonizzato l'Italia ed hanno contaminato il latino, la lingua degli antichi romani.
Detto ciò, saper leggere ad alta voce bene ha a che vedere con il saper parlare bene l'italiano e conoscerne le regole di pronuncia e dizione.
Per far questo, un valido aiuto lo si può trovare consultando il codesto link:


E' importante tuttavia sapere che il linguaggio è formato da vari elementi che si possono dividere in

  • Elementi linguistici (le parole)
  • Elementi extra-linguistici (i risuonatori, del tipo: Ahhhh, che mal di testa ... "Ahhhh" è un risuonatore)
  • Elementi para-linguistici
Questi ultimi sono: il volume, il tempo, il timbro che nel parlato coincide col tono.

La distinzione dei timbri che esistono in natura è quella che si fa nella musica classica:
Per gli uomini: Tenore, Baritono, Basso
Per le donne: Soprano, mezzo-soprano, contralto.
A seconda delle situazioni narrate, bisogna sapere alzare o abbassare il proprio tono.

Tutto ciò sta a significare che conoscere le regole non basta se non si ha padronanza del mezzo con cui si legge: la voce.

Ad maiora.

JECO digitale


lunedì 11 gennaio 2010

Fremo, fremo!

Salve a tutti,

innanzi tutto buon anno nuovo, questo è il mio primo post del 2010, poi ho un'altra news da darvi.
Nel post precedente vi dicevo che il mio libro era ormai pronto ed infatti in qusti giorni ho firmato il contratto con l'editore.
Sto attendendo una copia e se non ci saranno in essa imperferzioni, potrò pocedere alla pubblicazione vera e propria, pertanto fremo all'idea di avere il mio libricino tra le mani! :)
I tempi dell'editoria, ho potuto constatare che non sono tra i più brevi e l'arco di tempo che passa tra la fine di un'opera e la sua pubblicazione può davvero protrarsi anche molti mesi.

A presto (si spera),

JECO digitale

lunedì 7 dicembre 2009

La poesia nei tempi che corrono

Bene, direi che il mio libro è ormai terminato.
Mi ero imposto che sarebbe stato di 60 componimenti e così sarà, il motivo di questa scelta è che spesso le case editrici richiedono che in un libro ci sia almeno un certo numero di poesie e 60 è un numero sufficiente.

Negli ultimi tempi ho cercato di scrivere una poesia al giorno seguendo il consiglio di altri scrittori che sostengono che scrivere è anche esercizio oltre che ispirazione.
Grazie a questo, molte delle cose che ho scritto su questo blog sono state inserite nel mio libro, magari un po' ritoccate.

Comunque, sto continuando a mandare alle case editrici il mio libro ma le risposte sono spesso deludenti o peggio, non ci sono.
Personalmente non credo di avere scritto cose brutte, la verità che mi viene spesso messa di fronte dagli addetti ai lavori è che la poesia NON ha una quota di mercato sufficientemente elevata affinché una casa editrice decida di pubblicarti senza alcun contrbuto.

Allora mi sono chiesto:



Davvero la poesia è così impopolare?


Utilizzando il social network più popolare del momento (Facebook) ho cercato i gruppi che hanno come tema la poesia e, contariamente a ciò che pensavo ne ho trovati tantissimi con numerosi iscritti.

Pertanto, l'opinione che mi sono fatto io è la seguente:


Non credo che la gente non abbia desiderio di poesia ma, allo stesso tempo, penso che se essa venga servita nuda e cruda, risulti qualcosa di troppo anacronistico.

In un mondo dove tutti vanno di fretta, è necessario quindi trovare il modo per colpire il lettore e le sole parole scritte, non sono sufficienti perciò, a mio avviso, per rendere la poesia più popolare è necessario accompagnarla con la voce, le immagini, la musica o qualcos'altro.
Oggigiorno questo è molto più facile grazie alle nuove tecnologie.
Non so se lo avete notato, nella colonna a destra in questo blog ho inserito un lettore virtuale. Naturalmente la voce è la mia ma ho pensato che in futuro potrebbe essere un modo per servire la poesia in una salsa diversa dal solito testo scritto.

Poi, c'è da chiedersi:

Quante persone a cui piace la poesia sono disposte a comprare un libro
di poesie?


Sicuramente una piccolissima percentuale di tutte quelle che hanno aderito ai vari gruppi di FB, allora penso che i poeti nei tempi che corrono, oltre a fare i poeti, hanno anche un altro compito molto importante:

I poeti nei tempi che corrono hanno il compito
di avvicinare quanti più lettori possibili all'arte
della poesia.

(vedi immagine sottostante)



Per fare ciò, il poeta (ma questo vale anche per lo scrittore in generale) deve sapere attuare anche strategie di marketing per essere ascoltato altrimenti la sua voce si perderà nel chiasso dei tanti che comunicano senza dire nulla.

In attesa quindi di trovare la mia quota di mercato, vi saluto! ;-)

JECO digitale

http://tempichecorrono.blogspot.com/

martedì 1 dicembre 2009

Tutti insieme appassionatamente

Metti insieme una gazzella
acida più di una zitella
ed un leone che ha paura
di esternare la sua natura.
Poi, prendi una pitonessa
tanto sinuosa quanto depressa
insieme ad un coccodrillo
di età avanzata ma arzillo
ed una gatta ben disposta
ad ogni sorta di proposta
con un somaro che si crede
importante perché possiede,
aggiungi anche una pantegana
che cavalca alla texana
ed un gabbiano che fa il matto
e, a questo punto, il gioco è fatto.
Vi chidererete: "Ma cos'è?
Forse l'arca di Noé? Macché!
E' l'elenco degli insoliti
concorrenti di un reality
che fino a notte fonda,
ogni settimana va in onda."

by JECO digitale

giovedì 26 novembre 2009

Rifiuti da conservare

"Buongiorno Jeco e grazie per averci contattato. Non pubblichiamo libri di poesie, mi spiace.Cordiali saluti e buona fortuna per il suo libro."

"Gentile signore/a,
in questo momento non siamo in grado di prendere in visione nuovi materiali.
Con un cordiale saluto"


"Gentile Autore la ringraziamo per aver pensato a noi per la sua proposta editoriale.Siamo spiacenti di comunicarle tuttavia che il genere di operacui ha accennato, almeno per il momento, non rientra nei nostri interessi editoriali.Le rivolgiamo i nostri migliori auguri. Cordiali saluti."

"..."

Conserverò questi rifiuti per ricordo,
ma sappiate che: NON DEMORDO !!! :)))


martedì 17 novembre 2009

Il vaccino, lo sapevate?

Ditemi, lo sapevate?
Il vaccino per l'influenza nuova
viene fatto crescere nelle uova
dei polli già fecondate
e dato che serve un uovo a testa
per soddisfare tutta la richiesta,
è molto probabile che nei supermercati
i prezzi delle uova siano aumentati
perché il numero di uova in circolazione
risulta non sufficiente per la popolazione.
Così, quest'anno, oltre al vaccino da acquistare,
anche la frittata avremo in più da pagare!
Che sia aviaria o suina, sapete qual'è il motto?
Sono sempre i polli che ci vanno sotto.

by JECO digitale




L'ispirazione è venuta leggendo:

http://www.corriere.it/salute/09_novembre_15/influenza-uova-vaccino-business_6c538e8e-d1c6-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml